Da A 46 anni dal primo trapianto di cuore, ecco superata una nuova barriera della medicina: a Parigi è stato trapiantato per la prima volta un cuore artificiale completamente autonomo su un paziente affetto da insufficienza cardiaca terminale da un’equipe medica dell’ospedale europeo Georges Pompidou.

Le autorità sanitarie francesi avevano autorizzato il trapianto a fine settembre e se i risultati rispetteranno le aspettative il cuore artificiale potrebbe eliminare problemi dei normali trapianti con un organo donato come il rischio di rigetto.

La prima valutazione sarà effettuata a un mese dall’intervento. Intanto il paziente, fanno sapere dall’ospedale, è sotto sorveglianza, in un reparto di rianimazione, ma vigile e in grado di parlare con i famigliari.

Il cuore artificiale é stato concepito dall’azienda francese Carmat, dopo lunghi anni di studi e ricerche. Si tratta di una bioprotesi interamente impiantabile, che si adatta allo sforzo e dovrebbe ridare al paziente la propria autonomia. Simile al cuore umano, l’apparecchio, definito dall’azienda «solido e con una funzionalità e una durata esemplari», è formato da quattro valvole e due ventricoli cardiaci. «Ci rallegriamo di questo primo trapianto, ma sarebbe chiaramente prematuro trarne delle conclusioni perché si tratta di un prima operazione, con un decorso post-chirurgico ancora molto breve», commenta il direttore generale di Carmat, l’italiano Marcello Conviti.

«Il cuore artificiale riproduce totalmente un normale cuore umano», aveva spiegato a settembre Philippe Pouletty, co-fondatore del gruppo, «con due ventricoli che mobilitano il sangue come farebbe il muscolo cardiaco, con dei ricettori che permettono di accelerare il cuore, di rallentarlo, di aumentare il flusso, di diminuire il flusso. Il paziente dorme, diminuisce. Sale le scale, accelera, non ha dunque nulla a che vedere con una pompa meccanica»

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